Dal mosaico di Ravenna al colle di Arcetri: il Mysterion del Cosmo di Jerry W. Carter

Non capita spesso che un osservatorio astronomico apra le proprie sale all’arte contemporanea, e ancor meno che lo faccia per la prima volta. Il 15 aprile 2004, nel giorno natale di Leonardo, l’Osservatorio Astrofisico di Arcetri ha accolto il Mysterion del Cosmo dell’artista americano Jerry W. Carter, ai piedi del colle dove Galileo trascorse i suoi ultimi anni. La scelta, voluta dallo storico dell’arte John T. Spike, direttore artistico della Biennale di Firenze, con Maurizio Seracini, noto per le sue indagini scientifiche sull’opera di Leonardo, e accolta dal direttore Marco Salvati, non era casuale. Collocava l’opera dentro una tradizione tutta fiorentina, quella per cui pittura e scienza sono due vie della stessa conoscenza.

Il linguaggio di Carter, del resto, nasce altrove: a Ravenna, dove l’artista ha studiato il mosaico e dove, nel Parco della Pace, si trova la sua Seconda Genesi, dedicata nel 1988. Chi conosce il cielo stellato del Mausoleo di Galla Placidia o il grande disco azzurro sopra il paesaggio paradisiaco di Sant’Apollinare in Classe riconoscerà nel Disco della Vita di Carter un’eco precisa. È ancora un disco cosmico sospeso su una natura verde, ma ciò che vi è racchiuso non è più una visione di salvezza ultraterrena. È la fragilità della biosfera terrestre.

Colpisce l’ironia del premio Lorenzo il Magnifico, conferitogli alla Biennale del 2003 nella categoria «nuovi media», per un’arte tra le più antiche. La novità sta nell’innesto: smalti veneziani, pietra ricostruita e vernici per carrozzeria, stese a velature trasparenti alla maniera dei coloristi veneti.

Ravenna e Firenze, il cielo dei mosaici e quello di Galileo: Carter non pretende di sedere accanto ai maestri, ma pone alla loro tradizione una domanda attuale, cioè che cosa resti del cosmo se viene meno la vita che lo contempla.

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English version: Mysterion of the Cosmos